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“Come la Self-Efficacy influisce sul raggiungimento dei risultati e sulla soddisfazione personale”

“Come la Self-Efficacy influisce sul raggiungimento dei risultati e sulla soddisfazione personale”

“Come la Self-Efficacy influisce sul raggiungimento dei risultati e sulla soddisfazione personale”

Apro Facebook e leggo questa frase “Felicità non é avere tutto ciò che si desidera, ma desiderare tutto ciò che si ha” letta centinaia di volte, ma oggi mi fa riflettere in modo diverso… oggi non sono d’accordo!

Mi vengono in mente alcuni argomenti approfonditi per lavoro in questo ultimo periodo, soprattutto uno, la Self-Efficacy. 

 

Il concetto di autoefficacia, in generale, si riferisce alla “convinzione nelle proprie capacità di organizzare e realizzare il corso di azioni necessario a gestire adeguatamente le situazioni che incontreremo in modo da raggiungere i risultati prefissati. Le convinzioni di efficacia influenzano il modo in cui le persone pensano, si sentono, trovano le motivazioni personali e agiscono” (Bandura 1986).

 

Anche nello sport l’Autoefficacia è definita come la “fiducia che una persona ripone nella propria capacità di affrontare un compito specifico” (Bandura 1986).
Sulla base di queste considerazioni ogni individuo sceglierà di partecipare ad attività sportive che gli garantiscono buoni margini di successo, rispetto ad altre che potrebbero sfociare con più facilità in insuccessi.

 

Quindi Felicità è raggiungere i Risultati che ci poniamo, qualsiasi essi siano, goderne e condividerli con le persone vicine, poi porsene altri per progredire, crescere e andare avanti verso nuove esperienze incrementando sempre di più la nostra Comfort Zone.

 

Per raggiungere i Risultati occorre “porseli” con chiarezza e “coraggio”, definirli, darsi dei tempi e fare delle strategie… occorre quindi “Conoscersi” e prendersi la “Responsabilità” di “Agire” prendere consapevolezza dei risultati ottenuti e aggiustare i tiro se non sono proprio quelli desiderati… insomma anche “Imparare” dagli errori.

 

Più gli obiettivi sono sfidanti più i risultati saranno soddisfacenti, ma per ottenere qualcosa che non si è mai avuto occorre sicuramente fare qualcosa che non si è mai fatto.

 

L’auto-efficacia è la sensazione di “riuscire” ed ecco che cosa influenza: “A parità̀ di competenze possedute, la percezione della propria autoefficacia influenza gli obiettivi che le persone stabiliscono per se stesse e i rischi che sono disposte ad affrontare: quanto maggiore è l’autoefficacia, tanto maggiori saranno gli obiettivi che sceglieranno e tanto più intensi saranno l’impegno e la perseveranza con cui li porteranno a compimento”. Albert Bandura (2000

 

Quante volte osserviamo intorno a noi che persone con meno capacità o competenze hanno ottenuto però risultati più importanti o maggior successo?

 

Queste persone hanno solo maggior autoefficacia. E’ una differenza che va compresa perché così si raggiunge la consapevolezza e quindi la possibilità di MIGLIORARSI.

 

L’autostima è il giudizio di valore personale, generico e stabile “io valgo o io non valgo”.

L’autoefficacia è un giudizio di capacità, quindi una persona con un’alta autoefficacia dice “io posso o io non riesco”.

L’autoefficacia può essere sia compito-specifica sia generalizzata, invece l’autostima no. Non ha a che fare con compiti, ma ha a che fare col valore intrinseco della persona. Una persona può dire “io valgo come persona, ma come sportivo sono una frana”: ha alta autostima, ma bassa autoefficacia in un compito specifico.

Un’altra può dire: “so che come persona sono una frana, però son bravo come tennista” ecco un esempio di persona con alta autoefficacia e bassa autostima.

Mentre la “sicurezza in sé” è la certezza che la tua opinione ha maggiore valore di quella degli altri, ma non ha a che fare con la tua capacità di fare qualcosa.

Non bisogna confondere l’autoefficacia con l’autostima, col concetto di sé e con la sicurezza in se stessi.

Puoi essere sicuro di non valere, puoi essere sicuro di non essere capace, puoi avere un concetto di te di persona magra, sportiva ed esserlo, ma questo non ha nessuna influenza sulla tua autoefficacia.

Puoi pensare di essere una persona di grande o di basso valore ma questo non è correlato al pensare di essere efficace rispetto a un compito o in maniera generalizzata.

  

COME SI INCREMENTA IL SENSO DI AUTO-EFFICACIA

 

Le Aspettative di Auto-Efficacia possono originare da quattro fonti principali:

 

  • Le “esperienze personali”, costituiscono la fonte più proficua per acquisire un forte senso di autoefficacia e rappresentano la memoria di situazioni passate affrontate con successo. Esperienze di padronanza personale consolidano le aspettative future, mentre esperienze negative producono l’effetto opposto. Un solido senso di efficacia richiede, invece, perseveranza e impegno nel superamento degli ostacoli.
  • “L’esperienza vicaria” è fornita dall’osservazione di modelli. Vedere persone simili a se
che raggiungono i propri obiettivi attraverso l’impegno e l’azione personale incrementa in noi la convinzione di possedere quelle stesse capacità. Ugualmente, vedere persone che falliscono, nonostante l’impegno, indebolisce il nostro senso di efficacia. 

  • “La persuasione” qualcuno che ci dice: “Ce la farai!” consolida la nostra convinzione di essere in possesso di ciò che occorre per riuscire. Queste aspettative di efficacia sono meno forti di quelle prodotte dall’esperienza pratica. 

  • “Stati emotivi e fisiologici” importanti nel valutare le proprie capacità. Spesso le situazioni di stress e la tensione vengono percepite come il presagio di una cattiva prestazione. Non è l’intensità delle reazioni emotive e fisiche ad essere importante, quanto piuttosto il modo in cui esse vengono percepite ed interpretate. Per esempio le persone (o atleti) che hanno un buon senso di efficacia considerano il proprio stato di attivazione emotiva come qualcosa che facilita l’azione dando energia (Yerkes e Dodson) (IZOF), mentre quelle sfiduciate vivono lo stato di attivazione fisico-emotivo come pericoloso e debilitante, cioè presagio di un cattivo rendimento e un cattivo risultato.

I PROCESSI ATTIVATI DAL SENSO DI AUTOEFFICACIA 


Le convinzioni di auto-efficacia regolano il funzionamento di quattro processi principali: 


 

  • Sui “processi cognitivi”, cioè quei processi che permettono alla persona di porsi 
degli obiettivi e di pianificarne mentalmente le linee d’azione e gli strumenti più efficaci per raggiungerli (capacità di problem – solving). Chi possiede un alto senso di autoefficacia visualizza mentalmente, con più facilità, immagini in cui si vedono vincenti e queste immagini forniscono una guida ed un sostegno per le azioni che andrà a mettere in opera. Viceversa, coloro che hanno un basso livello di autoefficacia si trovano ad essere in preda a dubbi su se stessi. 

  • Sulla “motivazione”, che assume un ruolo chiave nell’autoregolazione attraverso l’influenza esercitata “sull’attribuzione causale”, sulle “aspettative del risultato” e sugli “obiettivi rappresentati cognitivamente”. 

  • Sui “processi di scelta”. Le persone sono anche il prodotto dell’ambiente in cui vivono. Le “convinzioni di efficacia” possono influenzare le attività che si intraprendono ed i contesti ambientali in cui si è scelto di accedere. Le persone evitano gli ambienti che considerano al 
di la delle proprie capacità e scelgono le attività e gli ambienti che ritengono stimolanti.

  • Sui “processi affettivi”. Quanto più forte è il senso di efficacia, tanto più le persone sono vigorose nell’affrontare situazioni problematiche stressanti e tanto maggiore è il loro successo nel modificarle. Un basso livello di autoefficacia può alimentare ansia e depressione. L’umore e l’autoefficacia si alimentano reciprocamente in modo bidirezionale.

 

Dott.Tania Marsili

Psicologa, consulente risorse umane e personal coach

http://www.studiomattonai.it/

https://www.facebook.com/studiomattonai/



 


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